martedì 26 ottobre 2010
In viaggio
Pensieri: ecco uno degli ultimi che sono finiti su carta, 25 ottobre:
“Sono le 7.30 della mattina di un bank holiday, sono appena stata lasciata e cammino per il centro deserto di Dublino cantando “Mila e Shiro”: è il primo giorno del resto della mia vita.”
Non è mia, quest’ultima frase. È nel film “American beauty”. Quante frasi non sentiamo tutti i giorni, alla tv, al cinema? Frasi belle, che lo sono o lo sono potenzialmente, anche se a volte ci sembrano banali. Il problema è che quelle frasi non sono banali. Ogni frase ha il suo momento di gloria, ognuna è perfetta per un momento preciso della nostra esistenza. E ieri era il primo giorno del resto della mi vita.
Non perche non m’importi di essere stata lasciata. Mi importa eccome! Mi sento leggera, pesante, felice, disperata, arrabbiata, comprensiva. Ma non confusa. Sono il caos in questo momento, un’onda scomposta di sentimenti contrastanti, ma ben distinti tra di loro. Riesco a prenderli uno per uno, se voglio, ad osservarli. Sono solo tanti e si muovono in maniera disordinata dentro di me, ma so per ognuno di loro l’origine e il motivo.
L’origine e il motivo è lui. Come dice la mia amica, un uomo, non un ragazzo, che mi ama. O che quantomeno mi ha amato. E mi ha capito. In ritardo, ammettiamolo. Ma mi ha capito. Mi ha guardato due giorni fa, e mi ha detto quelle cose che nessuno mi aveva mai detto. Io che pensavo che a volte non mi capisse, ed invece è andato là dove pochi sono stati. È riuscito a mettere parole, frasi, su concetti che erano dentro me da tempo ma che non ero mai riuscita ad interpretare da me.
Qual è il suo punto? Mettere ordine nel caos. È da un po’ che lo dico, ma non ho mai avuto idea di come farlo. Non ho mai capito cosa volesse dire quella frase. Dico, esattamente. Che caos? Quello della mia camera con i vestiti per terra? Quello del salotto con il tabacco sparso sulla moquette? Quello del giardino con le erbacce? No, molto più semplice: quello del mio stile di vita. Lui ha ragione, lavorare a Lufthansa mi ha fatto viaggiare, scoprire posti nuovi ogni volta, nutrire la mia curiosità, ma mi ha tolto dalla realtà quotidiana. Dalla vita reale. Da una vita che forse potrebbe essere noiosa, ma che nella sua routine può dare più soddisfazione del caos.
Pensiamoci, senza contemplare l’opzione "lui". Prima di incontrarlo, lavoravo a turni, swappavo appena potevo, per poter viaggiare due, tre, quattro volte l’anno, per 15-20 giorni. Chiedevo due ore di permesso in ufficio per uscire a prendere l’aereo il prima possibile, e spesso al ritorno atterravo un’ora prima di rientrare in ufficio. E lavoro, lavoro, lavoro, alle 7, alle 13, a non so che ora. Sabato, domenica, Natale, Pasqua. Lo ammetto: invidiavo quelli che si lasciavano la tipica settimana di ferie “per riprendersi dalle ferie”. Ero curiosa, viaggiavo, mi piacevano i posti che vedevo, ma a casa ero stanca, e non avendo tempo di riposare non riuscivo neppure a fare le cose più normali fuori dal lavoro, come mettere a posto la casa, fare la spesa, lasciamo perdere uscire o la palestra! Ero così assorbita dal viaggio che non mi ero accorta di essere diventata un automa, i cui ingranaggi si attivavano solo quando viaggiavo, e passavo il resto del tempo spenta. Ma il viaggio ha una meta, una fine. Ed è quello il momento di fare di nuovo i conti con la realtà.
Mi ricordo una sera, ero in Italia, al ristorante con mia mamma e i miei zii. I miei zii mi chiesero perché non volessi stare a casa durante le festività, e io risposi che preferivo lavorare quei giorni per poter andare in ferie quando non ci andava nessuno, con i voli vuoti e i prezzi più bassi. Ma non lo dissi. Lo imposi. Ricordo la faccia arrabbiata di mia mamma quando mi disse, una volta a casa, che ero stata un’arrogante. Mi colpi come un diretto, in piena faccia. Ma non mi resi conto, quella volta, quanto stavo diventando schiava della mia passione.
Perche quella volta viaggiare mi piaceva. Erano due tre settimane, non di più, poi ritornavo a casa. E mi piaceva. Quindi ho pensato che volevo vivere in viaggio, perche l’ho detto, la mia vita era un caos, e solo in viaggio trovavo la mia dimensione.
Perciò lo feci. Lasciai il lavoro, la mia città, e partii per 4 mesi, pensando di trovare una dimensione mia, viaggiando sempre. Ma alla lunga ho scoperto che più viaggiavo e più il viaggio diventava routine: non era più quell’esotico che rincorrevo con curiosità e desiderio, era diventato vita quotidiana. Mi stupii. Mai avrei pensato che il viaggio, la più imprevedibile delle avventure, avrebbe potuto diventare una routine. Eppure lo diventò. Eccomi di nuovo sul treno. Eccomi di nuovo in marcia. Eccomi a cambiare ancora posto. Cambio, cambio, cambio. Avevo la breve illusione che mi piacesse perche i posti che visitavo erano belli, ma in più di un’occasione mi sono sentita come una cassiera del supermercato: bip, bip, bip, avanti il prossimo. Routine.
Altro pugno in faccia. Mi sembrava di aver fallito, di aver fatto il più grosso degli errori: bramare a una vita in viaggio, e scoprire che il viaggio non era quello che volevo. Non potevo ammettere l’errore. Era troppo grande. Così continuai. Avevo una meta, la dovevo raggiungere. Era ormai un semplice spostamento da un punto A a un punto B, senza a volte neppure troppe emozioni, a volte attraverso la noia, e a volte, cmq, visitando illusivi posti belli.
Arrivai in Giappone, ma non avevo quasi voglia di visitarlo. Un po’ per i soldi, è vero, ma soprattutto perche ero stanca di viaggiare. Era davvero ora di tornare a casa. Ma quale casa? Quella che avevo lasciato mesi prima? E a quale vita sarei tonata? Quella disordinata di LH? O era finalmente ora di mettere ordine nel caos?
Ha ragione lui: scappavo da una vita che non mi soddisfava, ma non posso vivere scappando. Qualsiasi vita io faccia diventerà prima o poi quotidiana. Bisogna affrontare la realtà, imparare a conviverci, e a renderla speciale in altri modi. Il viaggio stesso, preso in piccole dosi, può essere un modo. Ma anche una passeggiata in centro, una cena con gli amici, una birra in compagnia. E perche no, un nido d’amore…
Se inizierò a mettere ordine in questo caos, non posso dire che non lo farò per lui. Posso provare a mentire, ma so che non sarebbe così. In fondo, io gli avevo detto di venire a Dublino per se stesso, perche aveva bisogno di recuperare quella fiducia in se stesso che si era persa da qualche parte. Ma all’epoca lui lo fece per me. Alla fine pero, “grazie” alla mia assenza, ha dovuto trovare la forza di andare avanti da solo, e quel che era iniziato per me è finito a essere per lui. E ne sono contenta.
Per questo motivo avevo anche detto che una volta tornata le nostre esistenze sarebbero state perfette di per se, che entrambi ci saremmo sentiti soddisfatti di quel che avevamo tra le mani indipendentemente dall’altro e che solo a quel punto avremmo potuto riunirci. Quasi giusto. La sua esistenza è perfetta ora. Ma la mia, che pensavo sarebbe stata perfetta alla fine di questo viaggio, invece ha ancora molto su cui lavorare. Adesso tocca alla mia vita rimettersi in carreggiata, diventare perfetta cosi com’è. Per me stessa. È un po’ quello che mi ha sempre detto mia mamma: non lasciarmi andare, non trascurarmi. Solo avendo rispetto per me stessa potrò farmi rispettare dagli altri.
Ora, se io sono stata il motivo della sua rinascita, non può essere lui il motivo della mia? Le cose cambiano, è vero. Ho avuto un’amara lezione a riguardo. Ma da qualche parte bisogna iniziare.
Pensavo di essere tornata a casa. Invece il viaggio è appena iniziato.
lunedì 28 aprile 2008
Videos from Namibia and Cape Town
Zebra crossing!
Walking with the giraffes
Giraffes crossing!
Scratching zebra
The meal of the Giraffe
Crazy gnu
Springboks
Cape Town by night:
Street Show
venerdì 7 marzo 2008
Conclusione
Guardo indietro e so già
che cosa troverò
nel mio passato:
i regali che mi ha
fatto il tempo e che avrò
per sempre addosso:
luoghi, persone, tramonti, città,
autogrill, motorini, gazzette nei pub,
fidanzate perdute, trovate, motel,
libri, dischi, profumi che ho in me.
Uno in più…
883
Cina - dal diario di viaggio
La croce fatta con le dita non e’ vade retro, ma vuol dire semplicemente 10! Mentre la cornetta del telefono (pollice e mignolo in fuori) significa 6!
“Idalì? Football!”
Contrattare: non si riesce mai a capire cosa gli si può dare e cosa no. Certo il prezzo da cui partono è altissimo, ma mi sa che ormai il prezzo reale delle cose non e’ la meta’ di quello che dicono, ma almeno un terzo… Spesso ti sembra di aver contrattato bene e poi vei che si mettono a parlare in cinese e ridono… e li’ capisci che ti hanno fregato… Ma ormai hai detto “ok” e non puoi più ritrattare…
L: “I cinesi… hanno inventato tutto loro!”
Abbiamo scoperto dove vanno in vacanza gli israeliani…
Il senator LH
Il ragazzo del teatro a chengdu
La coppia a lijiang
Il ragazzo sulla tiger Leaping Gorge
L: “Abbiamo incontrato 3 tipi di persone: quelli indefinibili, con i quali nemmeno il linguaggio dei segni è riuscito a stabilire una comunicazione; i commercianti, che appena ti vedevano arrivare gli si illuminavano gli occhi con il simbolo del $; e i curiosi, che cercavano di vedere il mondo attraverso te che sei straniero,coprendoti di domande, un po’ in inglese, un po’ come capitava.”
L: “In un solo viaggio abbiamo visto 4 cose uniche al mondo: la grande muraglia, le statue di teracotta, i panda, la pesca con i cormorani.”
L: “Abbiamo una buona stella che ci accompagna, qualunque cosa facciamo alla fine risulta essere la soluzione migliore!”
Al sud hanno sicuramente frutta strana, mai vista, ma buonissima e molto saporita. La cucina migliore invece è a nord!
L: “Le donne in Cina cantano spesso.”
L: “In Cina tutto è grande! Bisogna pensare in grande!”
L: “Ma come funzionano qui le file?”
Chengdu:
L: “Devo mangiare più verdura, altrimenti qua è grave…”
Shangri-La:
“Prima che passino 24 ore riceverai la visita di 5 sciolte…”
L: “Ma come è possibile? Non c’ho più niente!”
Mangia, mangia verdura tu…
C: “Le cartoline!”
La frase preferita dal Matera:
L: “Cristina… relax!”
Tutti gli animali del Matera:
il serpente
il panda
il cormorano
I mezzi di trasporto? Li abbiamo presi tutti!
AEREO (Chengdu -> Lijiang, Kunming -> Guangzhou)
TRENO (Beijing -> Xi’an, Xi’an -> Chengdu, Guangzhou -> Hong Kong)
METRO (Beijing, Hong Kong)
BUS (interurbano: Shangri-La -> Lijiang -> Dalì -> Kunming; urbano: Xi’an)
TAXI (Beijing, Chengdu, Guangzhou)
CAMIONCINO (il modello più venduto di tutta
TRAGHETTO (Hong Kong)
BARCA (Dalì)
RISCIO’ (a motore: Beijing; a pedali: Chengdu)
BICICLETTA (Beijing)
Va bene, lo ammetto: mancano tram, scooter, pattini e cavallo!
Per il resto rimandiamo alle foto…
Cristina e Luca
Hong Kong - dal diario di viaggio
L: “Pensavo di aver visto tutto, ma questa stanza è più piccola della mia!”
L: “Mi manca l’aria qua dentro!”
C: “Finalmente qui guidano dalla parte giusta!”
C: “E’ la mia prima metropoli moderna!”
La principale differenza tra Hong Kong e le altre città cinesi? La mancanza d’aria, di spazio. Non c’è più gente, ma è più concentrata. Pechino è una massa informe che si muove a casaccio in spazi enormi, Hong Kong è una massa notevole che si muove ordinatamente in spazi ristretti, che la rendono più caotica di Pechino.
Hong Kong non è Cina.
L: “Stai attenta perché qui l’inglese lo parlano meglio di noi!”
L: “Che facce tristi che hanno qui.”
L: “Da quando siamo arrivati in questa città abbiamo iniziato a spendere, abbiamo perso il controllo di quanto stiamo spendendo, non lo possiamo fermare e non ce ne stiamo neppure rendendo conto!”
L: “Ti ricordi quando ti dicevo ce mi avresti potuto lasciare qui, che mi sarei adattato, avrei imparato il cinese… Ti prego, portami con te!!! Non c’è niente che mi piace qui!!!”
L: “In questa città posso fare solo foto astratte!”
Dal Victoria Peak:
C: “non ti sembrano pezzi di lego che puoi prendere con una mano e spostare?”
L: “Qui a Hong Kong sono ricchi, si vede dalle persone che girano per strada. Non mi piace tutta questa ricchezza ostentata, ma è l’unica cosa che può abbellire questa città di cemento.”
L: “Prima di andarmene lo devo fare… lavarmi i capelli mentre son seduto sul cesso…”
A quanto pare mezza giornata ci è bastata… ma penso che possa offrire molto di più, ad avere il tempo…
Aeroporto:
L: “Speriamo che non ci capiti come a Leonardo… ‘… e li vennero a recuperare dopo un mese… ormai parlavano solo cinese… quando gli porsero del cibo si rifiutarono di usare le forchette…’”
Guangzhou (Canton) - dal diario di viaggio
C: “Possibile che negli ostelli più sgangherati della Cina, sperduti in mezzo alla campagna, parlino meglio l’inglese che negli alberghi di lusso di Canton?
C: “Hai mai visto un letto tondo con uno specchio sopra?”
Aiutare il prossimo, per la proprietà transitiva...
Sophie: di Canton, è stata in ferie con un’amica a Lijiang da altri amici, le abbiamo incontrate all’aeroporto di Kunming, dove gli abbiamo chiesto cosa fosse successo al nostro aereo. Ovviamente era in ritardo di 4 ore! Poco dopo ci hanno avvisato che mostrando il boarding pass al gate ci avrebbero dato la cena, perché avevano capito che non l’avevamo capito! Le abbiamo reincontrate sull’autobus fuori dall’aeroporto, quando hanno dovutofare da interpreti tra noi e la controllore che non capiva dove volevamo andare. Parlando parlando, vengono a scoprire che non abbiamo un posto dove dormire, e si offrono di chiamare l’ostello della guida per vedere se hanno posto!!! Ma nessuno risponde, allora chiamamo un albergo (un po’ caro) vicino alla stazione Est, da dove partiamo noi per hong Kong la mattina successiva… prenotato l’albergo, ci da’ un foglietto con il nome e l’indirizzo scritti in cinese, il numero dell’albergo e il suo numero di cellulare “if you have any problems”. Scesi dall’autobus, la sua amica ferma un taxi per se’ e uno per noi e spiega al nostro la direzione, non dimenticandosi di dire che sarebbe meglio l’indomani prendere un taxi blu, rosso o giallo…
Commento di Luca: “Se ti sento parlar male dei cinesi anche solo una volta…”
Qualsiasi cinese che parlasse inglese abbastanza da capirci ci ha sempre aiutato. Capivano il nostro disagio e il nostro bisogno di risolvere un problema, e si attivavano per fare qualcosa. Forse è vero, molti lo facevano per denaro, ma il fatto di aiutare qualcuno in difficoltà fa parte del carattere, della cultura di un popolo. Qui in Cina tutti si aiutano, e tutti conoscono qualcuno che ti può aiutare. Fare una telefonata a qualcuno che parla sia cinese che inglese per fargli tradurre è normale per chi lo fa, non disturba chi lo riceve.
Appena fuori dalla guesthouse di shangri-la una serie di uomini ci hanno avvicinato dicendo “Car?” ma sembrava che non riuscissimo a capirci molto. Allora uno di loro ha preso il cellulare, ha chiamato qualcuno e ce l’ha passato. Era Ellen, che parlava sia cinese che inglese, e ci ha detto che questo signore ci stava ofrendo l’auto per due tre ore a 100 yuan (un buon prezzo). Abbiamo detto sì e abbiamo fatto forse la più bella gita della vacanza nei villaggi circostanti.
A Lijiang dovevamo prenotare il volo per Hong Kong o Canton, ma al’agenzia a cui ci hanno portato non parlavano inglese, come l’autista del taxi, e allora hanno chiamato Lilian, la ragazza della guesthouse, perché potesse tradurre le nostre richieste.
In Cina, chi sa l’inglese non fa parte di un’elite. Deve solo essere pronto ad aiutare gli altri più di prima. Ed a farlo volentieri.
Dali - dal diario di viaggio
L: “il cesso è proprio un cesso… puoi farti la doccia mentre fai i tuoi bisogni, risparmi sulla carta, che tanto non c’è. I piedi? Ma sì, datti una sciacquata anche a quelli là dentro! E se ti giri verso sinistra puoi lavarti anche i denti…”
L: “Il mercato interstiziale è quella nicchia di mercato che nessuno copre, sno dei buchi lasciati tra un servizio e l’altro. Qui in Cina hanno coperto pure quelli! Scendi dall’autobus e trovi la ragaza che parla inglese per contrattare un taxi che ti porti fino in ostello!”
L: “
L: “La pesca con i cormorani mi ha lasciato un po’ perplesso: io mi immaginavo su una barca a guardare lui che pescava su un’altra, invece ha anche fatto un po’ di circo per noi turisti. Peccato!”
L: “Mi piace dire “domani” alla gente: mi danno le informazioni che voglio senza sapere che domani parto… lo shopping si deve fare la sera!”
L: “Qui a Dali lavorano il marmo in modo particolare, fanno quasi dei dipinti che poi mettono come ornamento sulle case. Mi chiedo come lo lavorino.”
giovedì 6 marzo 2008
Shangri-La - dal diario di viaggio
I backpackers che ci consigliano il letto in ostello a 15 yuan quando con 50 si puo’ avere una doppia en suite con doccia architettonica!
L: “Questi ballano tutti insieme in piazza. E’ una cosa bellissima.”
Entrati in un ristorante a Shangri-La abbiamo chiesto cosa c’era da mangiare, e ci hanno detto che c’erano solo cose piccanti (linguaggio del corpo…) Allora ci hanno fatto cenno di andare in un altro ristorante, ma siccome non avevamo capito quale esattamente ci hanno accompagnato.. ok, come ha detto Luca: “ci stai portando da tua sorella?” però a qualche parte ci ha portato… aiutare il prossimo, per la proprietà transitiva…
L: “Io a casa ho le melanzane nell’orto, mia mamma ci fa la parmigiana, ma un gusto così non l’avevo mai sentito!”
La ragazza del bar di Shangri-La ci ha detto dove comprare il tè dai mille sapori…
L: “Mmmm… mi sfugge il 999simo…”
L: “I cinesi non fanno turismo… invadono il territorio!”
C: “Guidano lentamente da queste parti…”
Il tassista da qiaotou a shangri-la
L’autista che ci ha portato nei villaggi attorno a shangri-la
La gita nei dintorni di Shangri-La: ci ha portato un autista locale, che proveniva da uno dei piccoli villaggi lì attorno, non parlava una parola di inglese, ma era intelligentissimo e fantasioso, siamo riusciti a comunicare benissimo con il linguaggio dei segni!
Il posto era meraviglioso: allevamenti di yak (buoni!) e un lago contornato di fattorie, donne del luogo che scherzavano con lui e non volevano essere fotografate. Lanciatore di sassi esperto, ci ha insegnato la tecnica. Il suo giudizio: io, ok, Luca… tirata d’orecchi! Si divertiva farmi tirare le orecchie a Luca…
L: “Tra un po’ qua ci mettiamo a cantare “nella vecchia fattoria”!”
Chi = gallo
Giù = maiale
Gnu = yak
Ma = cavallo (l’unica che il Matera già conosceva, reduce dalla tiger leaping gorge!)
? = cane
L: “Che pace che c’è in questo posto!”
L: “Mi ha fatto cenno che i bambini non si possono fotografare…” (l’autista)
Buono lo yak!
Anche al monastero una bambina ha messo la mano davanti al viso per non farsi fotografare.
Passeggiare per il monastero di shangri-la: guardi la via deserta davanti a te, giri la testa a destra per guardare le guglie dorate del monastero risaltare sullo sfondo scuro del cielo nuvoloso, e rigirare la testa in avanti un secondo dopo per trovare un maiale di fronte a te che sta attraversando la strada!
Il monastero di shangri-la: un assaggio di Tibet! Coloratissimo. Con tanto di monaco che si allena a fare il vocione.
I monaci però non vanno più a piedi scalzi, ma con le scarpe da ginnastica, hanno il cellulare e la sera escono in centro con i loro amici punk… shangri-la non è il tibet, e speriamo che il tibet resti chiuso ancora per un po’ al turismo di massa…
L: “Mi piacerebbe sapere con chi è al cellulare quel monaco e cosa si stanno dicendo!”
Tiger Leaping Gorge - dal diario di viaggio
Pensi di dirigerti verso le montagne… ed invece no! Devi pagare l’entrata!
L: “Il più bastardo è stato quello del mulo. Pian piano ci ha seguito facendo finta di fare la nostra stessa strada, e poi dopo è venuto fuori che voleva farsi pagare. A noi ha fatto sicuramente comodo, ma doveva dirlo dall’inizio.”
I due cinesi incontrati alla naxi Guest house: lui si è fatto 6 ore di cammino senza poter piegare il ginocchio! Almeno loro ci hano saputo dire il nome di quel frutto comprato sul treno per cheng du: gu niang, un frutto che al sud non conoscono, e non si fidano a mangiare!
L: “Non farmi fermare in salita! Non mi piace! Aspetta che mi giro… oh, in discesa va meglio!”
Ma sarà possibile pagare per fotografare un paesaggio?
Israeliano: “This is nature, belongs to everybody!” rivolto alla fruttivendola che cercava di estorcerci 8 yuan…
I Naxi sono un popolo matriarcale. Quando siamo arrivati nelle loro guesthouse sulla tiger Leaping Gorge non lo sapevo, anche se sentivo che qualcosa non era al posto giusto… quando l’ho scoperto ci ho ripensato, e in effetti le guesthouse erano tutte gestite da donne, gli uomini praticamente non c’erano! Saranno stati a lavorare i campi, direte coi. Ed invece a lavorare i campi ci vanno comunque donne, le si vede in giro durante il cammino. In fin dei conti, non so quanto possa essere vantaggioso per noi donne una società matriarcale…
Persone incontrate sul sentiero della Tiger Leaping Gorge: tutte persone di madrelingua inglese (o quasi) un po’ troppo pieni di se’ e disperatamente legati al lro origiaio ovest. Da ricordare l’australiano e la ragazza di Hong Kong che ci hanno dato qualche consiglio per uando vi arriveremo: comprare canon: le svendono/cercare i voli anche per Guangzhou a sole due ore da Hong Kong, spesso i prezi sono più bassi/cambiare tutti i soldi cinesi prima di imbarcarsi, perché fuori dalla Cina non li cambiano!
Amanda: americana, sta trascorrendo un anno a Pechino. Magari lo stipendio è basso, ma con inglese e cinese all’attivo chi la ferma…
L: “Ma quante cascate ci sono lungo questo sentiero? La prima volta che vado in montagna ne vedo quattro!”
L: “Dopo ogni curva c’è un paesaggio nuovo, una sorpresa!”
L: “Ma guarda che belli questi sassi! Mi piace pensare che siano laccati d’argento…”
L: “Ma perché tu non vedi niente per prima? Beh, forse perché sei dietro…”
C: “Andare in montagna con qualcuno che non ci è mai stato è interessante!”
Tornare dal Tina’s a Qiaotou in auto con un cinese: scoprire che c’è un’auto che va a Shangri-la allo stesso prezzo dell’autobus!!!
Il cinese sul taxi dal tina’s a qiaotou: un tipo da foto!
Rainman: “never refuse a cigarette offered by a chinese, it’s a symbol of friendship.”
E anche alla Innocente toccherà fumare…
Tassista: “another?”
C/L: “no, thanks!!!!”
Lijang - dal diario di viaggio
Prima parte
Il piccolo pub la prima sera a Lijiang:
lo gestiscono marito e moglie, lei dello yunnan, lui della cina centrale. Lei sa cucinare e serve ai tavoli, lui suona la chitarra seduto su un cesso per allietare gli avventori.
Clienti: un gruppo di ragazzi di Kunming in ferie che ci hanno invitato di sopra a giocare a poker… che in realtà era un gioco di gruppo dove c’era un master e gli altri dovevano indovinare qualcosa, dovevano indovinare alcuni di loro che avevano pescato delle carte dal mazzo, a volte chiudevano gli occhi, e quesi indicavano qualcuno, poi li riaprivano ed ognuno esprimeva la sua ide. Ovviamente tutto in cinese, perciò non siamo sicuri di nulla…
Una delle ragazze parlava inglese ed ha tradotto le nostre richieste alla ragazza del bar… aiutare il prossimo, per la proprietà transitiva…
E la innocente affronta per la prima volta i semi di girasole…
L: “Queste banane sono buone, anche se hanno qualche ammaccatura…”
C: “QUALCHE?! Sembrano Rocky Balboa alla fine di un incontro!”
L: “I cinesi fanno la raccolta differenziata a mano… d’altra parte di manodopera ne trovano, anche se impiegano le persone più povere.”
L: “Quanta bellezza ci siamo persi per stare a dormire!”
L: “Questo posto è bello, ovunque ti giri, da qualsiasi parte lo guardi, è bello!” (parco di Lijiang)
Gli israeliani che vanno a fare una gita dove andiamo anche noi!
Stiamo andando da lì a là, poi torneremo da là a lì e andremo da lì a lì!
(stiamo andando da Lijiang a Shangri-La, poi torneremo da Shangri-La a Lijiang e andremo da Lijiang a Dalì!)
Seconda parte
Guy: “Here it’s cheaper, because we do the manifactures here and we send them to other shops. You won’t find any cheaper!”
L: “Ok, I trust you!”
And it was true!
C: “Massaggio cinese? TORTURA cinese!”
L: “Se dovessi consigliare un viaggio, direi 15 giorni solo da Shangri-la a Guilin.”
Cheng Du - dal diario di viaggio
Treno da Xi’an a Chengdu:
Il Matera stava in comparto (se cosi’ si puo’ chiamare, visto che le porte non ci sono!) con un gruppo di ragazzi… Rainman, uno di loro, e la moglie sono rimasti a parlare fino notte fonda…
Un’altra ragazza ci ha dato qualche indicazione su Chengdu, e Rainman e sua moglie sono venuti con noi in ostello… Poi ci hanno portato loro in giro per Chengdu, e siamo andati a Jinli, una parte della città pedonale piena di negozietti, ristoranti e bancarelle… Luca ne rimarrà affascinto…
I cinesi sono molto ospitali, l’ospite è davvero sacro qui… Rainman ha voluto pagare praticamente tutto, anche se noi abbiamo tentato di offrire qualcosa. Alle bancarelle del cibo sembrava una gara: partiva Rainman e tornava con qualcosa per tutti, allora pariv Luca e tornava con due piatti, allora partiva Rainman di nuovo e avanti così…
Durante il pranzo abbiamo chiaccherato un po’, Luca ha scoperto che il Kamasutra non è di origine cinese (Rainman “chinese people do something, ut don’t speak about it”, imbarazzatissimo… così abbiamo scoperto che il sesso è un argomento tabù qui in Cina… anche se ci ha chiesto com’e’ un “french kiss”!)
Rainman ha cercato di spiegarci la religione cinese, o meglio, noi gli abbiamo chiesto come fosse la religione cinese, ma lui ne ha parlato più come se fosse una filosofia. Il discorso non è durato molto purtroppo (R: “I can explain it, there’s a lot to say about it, but it’s so difficult to me to say so deep things in English” e lo capiamo…), ma sappiamo che i cinesi più che idoli hanno ideali che venerano, e al giorno d’oggi l’ideale che hanno è “money”. Ma vi immaginate un miliardo e tre di cinesi determinati cosa possono fare con il denaro come ideale?
Ho scoperto di aver comprato uno zainetto che è un falso, poiché qui la roba di marca costa quanto in Italia e la si trova solo nelle shopping malls, mentre nei mercati lungo le strade si trovano più che altro falsi. Ma come dice Rainman “they are both chinese manifacture!”
Rainman voleva pagarci anche l’entrata anche al tempio dell’imperatore, ma (per fortuna) non aveva abbastanza soldi… In compenso si è rifatto pagando una guida!
Con la guida mi sono sentita un po’ ignorante: a volte diceva “You know this, right?” e noi scuotevamo la testa, ed un paio di volte ho visto una punta di sdegno nella sua espressione. Credo che potrei avere la stessa espressione se chiedessi a qualcuno “Conosci Giulio Cesare, vero?” e mi rispondese di no!
Rainman: “Many people, many problems!”
Sul treno per Chengdu ci hanno raccomandato di assaggiare l’hotpot, tipico della zona, e ci hanno detto che la città è famosa per le spezie… il giorno dopo abbonamento al bagno, ma era proprio buono!
Abbiamo conosciuto un senator LH! Stava nel nostro ostello a Chengdu, israeliano, ma che tipo assurdo! Indefinibile!
L: “La foto col panda? Non me la perderei per nulla al mondo!”
C: “Ma scusa che gusto c’è a poterlo toccare attraverso il guanto di plastica?”
L: “Non importa, ne senti l’odore, il calore.”
L: “Il parco dei panda? No, glielo devo dire a quelli dell’ostello, 3 ore non bastano, ce ne vogliono almeno 4 per goderselo! Odio le gite organizzate!”
… pensate che gliel’abbia detto? J
People’s park: un sacco di gente riunita in punti diversi del parco a fare attività diverse: spettacoli di danza antica e musica tradizionale, ma anche balli di gruppo e di coppia… non potendo trascinare Luca nell rielaborazione cinese della salsa, mi dedico ai balli di gruppo…
… invitata da un signore che parla malissimo l’inglese e che mentre tento di riprodurre la macarena cinese inizia a bombardare Luca di domande, creando attorno a lui una piccola folla di curiosi…
Anche la vecchietta che ci è venuta incontro e ha tentato di insegarci una canzone (con scarsi risultati) ha creato una piccola folla di curiosi attorno a noi…
La ragazza del treno da Pechino ci aveva detto che spesso i cinesi non rivolgono la parole agli stanieri perché sono insicuri: studiano l’inglese a scuola, spesso con insegnanti non madrelingua (come in italia!) e non pensano di riuscire a comunicare… Sono però abbastanza curiosi da fermarsi ad ascoltare cosa succede quando uno di loro, spesso quello con l’inglese peggiore, attacca bottone con uno di noi.. a quel punto sbucano fuori moltissime persone che parlano l’inglese meglio di noi!
La stessa ragazza del treno da Pechino si è mesa a chiaccherare con noi perché una signora non riusciva a spiegarsi e lei a tradotto.
La vecchietta della canzone al people’s park non sapeva molto l’inglese, ma ci ha salutato con “good morning” ed ha iniziato a cantare attirando altra gente che sapeva parlare l’inglese molto bene!
Il vecchietto che mi ha invitato a ballare al people’s parkparlava malissimo linglese, ma ha attirato la folla attorno a Luca, tra cui anche qualche giovane che parlava inglese!
Il tassista che ci ha portato all’aeroporto di Chengdu:
Ha promesso di ortarci in aeroporto in 40 minuti, e cosi è stato! Sì, ma che fifa per strada! Per fortuna gli è suonato il cellulare…
Il tassista che risponde al telefono: “uei! Ce so, ce so!”
Xi'an - dal diario di viaggio
C: “Xi’an e’ una citta’ piccola, vero?”
L: “Si…”
C: “Sai quanti abitanti ha?”
L: “2-300.000…”
C: “3 milioni!”
The girl on the train from
Secondo Luca piena di armonia. Viene da una regione vicino Shanghai ma studia informatica a Xi’an. Abbiamo scoperto che nelle maggiori città cinesi lo stipendio minimo e’ di circa 3000 yuan, facendo carriera si puo’ arrivare anche a 4000-
Ci ha raccomandato il quartiere musulmano di Xi’an e la via musulmana per andare a mangiare.
La ragazza che le sedeva accanto invece ci ha spiegato che la scritta che abbiamo visto sulle mele a Pechino porta soldi… Peccato non averle comprate! Le scritte appaiono perche’ i contadini ci attacano della carta quando la mela è ancora acerba, e quando il sole la matura vi resta impresso un segno più chiaro, a forma di ideogramma.
Il tutto e’ iniziato da una signora che mi ha visto scrivere sul diario e ha detto qualcosa in cinese che ovviamente non ho capito, allora le ho dato il diario e lei ha scritto qualcosa in inglese, poi non ci capivamo lo stesso e allora quest’altra ragazza (la studentessa) ha iniziato a tradurre… Mentre questo succedeva, Luca ha notato almeno una decina di persone che si erano voltate a guardare cosa stava succedendo!
Salary: in big cities like
If there were les people in
I cinesi sono incredibilmente curiosi; anche nei ristoranti quando un cameriere non capisce qualcosa eccone sbucare altri sette che cercano di capire la situazione (e penso che cherchino anche di risolverla, ma siccome lo fanno in cinese mi e’ difficile giudicare…)
C: ”E tu che volevi prendere l’aereo…”
L: ”E tu che cominci a cambiare idea su cos’è il viaggio…”
Mi sono resa conto che il viaggio non è na linea retta che va da un punto a un altro, e neppure curva. Non è una linea, ma un insieme di punti, momenti, frasi, parole, profumi, pensieri, che uniti tutti insieme parlano da un inizio a una fine.
Profondamente diverso.
I due italiani incontrati al sito dei guerrieri:
L: “Scusate, ma da dove si entra?”
It: “eh, qui trovate il padiglione uno, poi man mano proseguite e trovate il due e il tre…”
L: “Ma come sono?”
It: “Beh, il primo e’ bello, spettacolare, gli altri insomma… il econdo ancora ancora, l’ultimo mah… non c’e’ nulla…”
Ok: il primo e’ spettacolare, me e’ affollatissimo e le statue sono molto distanti. Il secondo e piu’ tranquillo, ma ci sono poche statue e si vedono bene. Il terzo e’ quello dove ancora stnno compiendo gli scavi, le statue sul terreno ancora a pezzi appena dissotterrati, ma vi è l’esposizione di alcune statue nelle teche, e le si può oservare da vicino, tutti i lineamenti del viso, tutti i particolari della divisa. Vi e’ anche l’esposizione delle armi, dove, udite udite, si dice che siano cromate! Ebbene si’, la cromatura inventata dai tedeschi nel ’36 era stata scoperta dai cinesi 2000 anni prima!!!
It: “Ma voi siete qui da soli?”
L: “Sì’, voi?”
IT: “no, siamo con un gruppo organizzato.”
Si vede…
L: “Dov’e’ il bagno, che’ ci devo andare anch’io?”
C: “Ah, beh, prepara il naso…”
Ristorante a Xi’an, dove Luca e’ stato tirato dentro dala cameriera.
L: “I cinesi mangiano bene, niente latte o derivati.”
Colazione alla svizzera nell’ostello: pane e formaggio (= sottiletta!)
Il posto dove Luca si trasferirebbe: la moschea di Xi’an: un posto pieno di pace e tranquillità.
L: “Ma dove sono questi terroristi musulmani in Cina?”
L: “Sono riuscito a fare una foto senza cinesi!”
La bambina in stazione a Xi’an: una fotografa provetta! I suoi nonni: una coppia ancora affiatata! La signora della stazione: incitava la bimba a fare foto!
… avessimo capito una parola di tutto quel che ci hanno detto!
Beijing (Pechino) - dal diario di viaggio
Le due signore della muraglia:
Cinese: “How much did you pay for the book?”
C: “They asked me 100, I got it for
Cinese: “Well, they asked us for 80, so you didn’t py too much. Anyway was expensive, but here it’s more to help, because they are from the country, they are very poor people, if you give them more it’s for help.”
L: “Per un attimo ti ho vista in fondo alla rampa… Stai bene? Riesci a stare in piedi?”
La pugliesa sul pugliese!
Il musicista mendicante:
C: “La tua logica non mi piace! Perché devo dargli meno?” (di 5 yuan)
L: “Io non voglio dargli più di quel che è giusto per loro, anche se per me è poco.”
L: “Perché devi ostentare la tua ricchezza?”
Noleggiare una bicicletta a beijing: trovare l’esatta frase nel frasario, farla leggere alla fruttivendola e osservare il suo sguardo perplesso… non sa leggere! Allora eccola che chiama la fruttivendola della bancarella accanto, che arriva, legge e ci indica la direzione da prendere… aiutare il prossimo, per la proprietà transitiva…
David: ha un negozio di dischi, ci ha noleggiato la bicicletta per andare al Tempio del Cielo mobilitando metà delle sue conoscenze e guadagnando 40 yuan extra per quel giorno… peccato non sapere più nulla di lui, amico di un americano che insgna inglese in Cina, l’inglese lo sa bene, eccome.
C: ”Ma quanti so’ ‘sti cinesi!”
La pechinese col pechinese nel cestino della bicicletta a Pechino!
Parliamo di pechino (quando beijing verrà tradotto in italiano userò il nome nuovo della città, promesso!) beh, non mi sembra molto diversa da altre città che ho visto, nel senso che da quello che diceva kristy doveva esere tutto diverso, ma nonostante ci siano diferenze ci sono anche molte somiglianze… l’architettura è diversa solo nei palazzi antichi, tipo i templi, ma per il resto mi sembra il solito blocco di cemento occidentale…viviamo però nel più bel hutong della città: gente che va e che viene a tutte le ore, bici ed auto che fanno lo slalom tra i pedoni, colori ovunque, anche nella via di fronte, che sembra un mercato da tanto che è stretta, ma in realtà quei loculi sono proprio negozi…
E quanta gente c’è! Ma quanti sono questi cinesi?! Sono ovunque! Come dice Luca, per una volta siamo noi gli stranieri che vengono subito additati… ma qui non ti additano, a volte neppure ti guardano, ti notano solo i negozianti, che ti catturano e ti trascinano nel negozio… il nostro shopping (cioè vagare di negozio in negozio comprando solo da una parte, massimo due, qui non si può fare… se entri è per comprare, se guardi è perché sei interessato.
Ieri sulla muraglia cinese due signore ci hanno seguito per due ore pur di venderci un libro (che abbiamo pagato forse troppo). Che tenacia! Non era mica facile farsi tutto quel pezzo di muraglia… Vabbè che saranno abituate, però… forse molte delle persono che ho visto sono povere, ma non semba. Nonostante sia umile il mestiere che fanno, sono persone che appaiono in tutta la loro normalità… ma credo che per notare queste cose bisogni aspettare le prossime tappe…
Disonestà: la signora che ha dato 5 decimi di yuan a Luca come resto, invece che 5 yuan… Luca le ha pure detto che non era giusto, ma lei ha fatto finta di non parlare inglese e ha detto che andava bene cosi’… disonestà… (Summer Palace)
L: ”Il mio viaggio è la signora che è appena passata, attraversa il ponte cantando.” (just out of the Summer Palace)
Onestà: la signora che ha chiesto 3 yuan a luca per il pane, lui ha capito male e gliene ha dati 30, lei li ha guardati perplessa, ha preso tutte le banconote in mano per separarne due, le ha ridate a Luca con il resto di sette.
L: “Quella signora è stata onestissima, mi a commosso.”
Lama Temple:
Tutto si gioca sul numero 3: 3 gli inchini quando si prega il Buddha, 3 incensi da offrire. Gli inchini si fanno con i palmi rivolti veso l’alto. Penso significhi offerta. Ancora non so cosa dicono i buddhisti nelle loro preghiere.
C: ”E’ un posto spirituale.”
L: ”Rispetto la loro spiritualità.”
L: “Possibile che ogni volta che entriamo da qualche parte iniziamo a discutere?”
Ristorante vicino al lama temple, la cameriera non parla una parola di inglese ed il menù è tutto in cinese… dopo infruttuosi tentativi di parlare a gesti, un ragazzo si alza dal tavolo di fianco e ci dice cosa c’è da mangiare… aiutare il prossimo, per la proprietà transitiva…
C: “Ma qui costa tutto come in italia! Sei matto a fare shopping qui?!”
L: “Mi sembra cosi strano: molti mi hanno parlato di pagode e templi, ed ora sono qui a vederli…”
L: “E questo?” (il nomade davanti alla Città Proibita)
L: ”Una volta trovata la chiave della bellezza perché cambiarla? Anche se dopo un po’ diventa monotona…”
Kristy: ”The first time in
L: ”E’ monotona ‘sta Cina!”
L: ”Ma dove sono i vecchi a Pechino?
Fei: il cameriere del nostro ristorante preferito, a
Tontin: ragazza collega di Fei. Nome sconosciuto, così soprnnominata perché (purtroppo) non sembra molto sveglia… Fei piuttosto che spiegarle come sare la macchina fotografica ha preferito aspettare 5 minuti che arrivasse qualcun altro per scattare la foto!
Il ragazzo dell’albergo: nome ignoto, inglese ottimo, dedito al lavoro (difficilissimo scambiarci due parole, ha sempre qualcosa da fare), organizzatisimo e velocissimo… un mago del servizio efficiente! Prevede il prolema prima che si ponga… Oggi ci ha chiesto dove andavamo e ha scritto “west train station” in cinese su un foglietto: “Give it to the taxi driver!” Lavoro soprattutto la sera. (Ma hanno diritto ad almeno un giorno libero a settimana qui?)
Il vecchietto del risciò: guizza tra le auto come un’anguilla tra le carpe… tanta voglia di comunicare, e ottimo linguaggio del corpo quando vengono a mancare le parole! (soccer…)
Dublin
Ok guys, dirty Dublin is the city in which I lived for more than one year, and that's still to be continued. I know it's full of difects, maybe it's got more faults than virtues, but it's Dublin, and there's a lot to know about it.
The most common thing that you can hear about this city is that Dublin is NOT Ireland. That's true. Most of you may ask why. Well, think that 15% of the people leaving here are not Irish (though Ireland has a pretty high foreigners percentage, 11%) even if when you walk in the street this may not be the sensation you perceive (you have more the sensation of being in a real melting pot). But that's only statistics. The lifestyle of Dublin is now a mix of Irish and Western tradition. Or better, Dublin is the degeneration of Irish tradition due to the encounter with the most spread Western lifestyle. Which means: if Irish people traditionally drink a lot only to forget in the evening how harsh has been the day, Dubliners drink alcohol only to trasgress, only for drunkness' sake, only because nowadays you can have fun only if you are drunk. Whatever is your point of view on this topic, Dublin city center is today the right place to be if you want to wander from pub to pub, from disco to disco, if you want to have the time of your life.
This does not mean that all of Dublin limits to this. There's a lot of places in Dublin I've liked to visit, much quieter and more interesting places than discopubs or Temple Bar Square. There's edges of tranquility in Dublin that, I think, most people don't know. Not as famous as the Guinness Storehouse, places like the Grand Canal, St. Anne's Park, Christ Church Cathedral remain hidden from the visitor's eyes, who does not know that he's missing to see the best part of the city. But maybe these are just places that we, inhabitants, know. I remember a scene in “L'auberge espagnol”: the protagonist, a parisian, says something like “I discovered myself wandering in the streets that no parisian would ever walk along”. It's the same: there's places no Dubliner would ever go to, as there's places no tourist will ever know about.