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mercoledì 25 giugno 2014

La mia vita al mondiale

I mondiali di calcio, come quelli di rugby o le olimpiadi, si svolgono ogni quattro anni. I mondiali di calcio però hanno segnato la mia vita in modo particolare.
Tanto per cominciare sono nata nel 1982, l'anno in cui i mondiali si svolsero in Spagna, ma soprattuto l'anno in cui l'Italia, il mio paese, ha vinto. Poiché avevo solo un mese di vita non ricordo molto, ma data la particolarità della situazione tutte le persone intorno a me hanno ben vividi i ricordi di quell'estate. A partire dalla vicina di casa, che urlava al marito di vergognarsi a vedere la partita a casa nostra, hanno un neonato, cosa vai a fare casino in casa loro. E mia mamma che rispondeva che tanto non cambiava niente, con due uomini in casa (mio papà e mio zio) le urla di esultazione non si sarebbero comunque risparmiate. Pertini, l'allora Presidente della Repubblica, fu il simbolo del tifoso che se ne frega altamente della sua figura ufficiale ed esulta con l'intero pubblico al gol della vittoria.
Nonostante tutti si ricordino di questo mondiale, nessuno mai parla del mondiale successivo, quello del 1986. Forse la gente pensava che fossi ormai abbastanza grande per formulare dei ricordi per conto mio, e mi ricordo difatti di Chernobyl, ma del mondiale non ho proprio memoria. Sarà che l'Italia è uscita agli ottavi e quindi non ne parlava nessuno, ammutoliti dalla vergogna della sconfitta?
Il mondiale del 1990 invece ha un posto nella mia memoria di bambina. Innanzitutto si è svolto in Italia, quindi ovviamente era sulla bocca di tutti. La mascotte ufficiale, una specie di robottino tricolore chiamato Ciao, è stampata su un asciugamano che ancora uso. L'inno ufficiale è una delle poche canzoni che conosco a memoria. Insomma, questo mondiale mi ha dato un sacco di cultura generale, chiamiamola così. Anche se ricordo più che altro mio padre che mi ha ufficialmente chiesto di registrare la cermonia di apertura in TV. Ero l'unica della famiglia a parte lui a capire come funzionasse il videoregistratore, mi aveva perciò promosso a secondo in comando per quando lui non poteva essere presente. Mi ricordo anche la cerimonia di apertura, che guardai mentre la registrai, un sacco di colori in campo. La partita però non me la ricordo proprio. Magari un giorno di questi recupererò la videocassetta per riguardarmela - a quest'ora potrebbe anche avere un valore da collezione.
La prima partita che mi ricordo, e fin troppo bene, è la finale dei mondiali 1994.  Avevo avuto eccezionalmente il permesso di guardare la finale a casa della mia vicina. Dico eccezionalmente perché con il fuso orario la partita iniziava alle dieci di sera, e normalmente a quell'ora dovevo rientrare. Invece passai la serata dalla vicina, con suo padre che aveva comprato una tromba elettrica che appese in giardino e che faceva partire ogni volta che l'Italia segnava un rigore. Peccato che all'ultimo rigore della partita la tromba rimase muta. Fu la prima volta che le emozioni del tifo si fecero sentire, anche se a 12 anni non ero ancora in grado di capirle perfettamente.
A 16 anni già le capivo meglio, e invece di guardare il mondiale a casa della vicina mi incontravo con il mio ragazzo - il primo -  e i suoi amici, e stavolta non seguii solo la finale (che forse è l'unica partita che non ho visto poiché l'Italia nel 1998 è uscita ai quarti), ma tutte le partite, a iniziare dai gironi fino all knock out finale. Credo che la mia tradizione personale di vestirmi di rosso bianco e verde a ogni partita sia nata proprio quell'anno, e per fortuna che l'Italia non ha vinto, poiché mi ero ripromessa di tingermi i capelli col tricolore, con tanto di ciuffo azzurro. Mi accontentai perciò di un semplice ciuffo rosso - a quell'età tutto è consentito.
Durante il disastroso mondiale 2002 già non ero più a scuola, e quell'anno capii che se le partite vengono giocate durante il giorno non sempre si ha tempo di vederle tutte - benvenuti nel magico mondo del lavoro. L'unica cosa che mi ricordo è che mi avevano dato il permesso di portarmi una radio in ufficio per seguire la tragica sconfitta. Tanto in ufficio non c'erano clienti - avevano tutti spostato l'appuntamento a dopo la partita. 
Il mondiale 2006 invece trasmise le partite più importanti la sera, quindi ebbi tutto il tempo per godermele. Era il primo anno che vivevo da sola, in una cittadina diversa da quella dove ero nata e cresciuta, perciò non conoscevo nessuno da invitare a casa e mi godetti le partite al bar, gremito di altri venticinquenni concentrati davanti allo schermo. Mi ricordo il barista, poco prima che iniziassero i rigori della finale, che mi disse "fai qualcosa". Sarà fatto, gli promisi. E così fu. I festeggiamenti durarono fino alle 4 di mattina, e che bello fu potersene stare in giro fino a quell'ora a gioire e fare casino, con la libertà di rientrare quando mi pareva, dormire un paio d'ore e presentarsi assonnata la mattina dopo in ufficio, senza dover rendere conto a nessuno (beh, forse alla capufficio, ma la mia collega mi copriva sempre). L'anno in cui ho visto l'Italia vincere il mondiale era l'anno della mia indipendenza.
Un'indipendenza che nel 2010 mi portò ad attraversare la Russia da sola. E poiché non mi andava di programmare il viaggio della mia vita scandendolo con le partite della nazionale, me ne fregai altamente e non seguii il mondiale per nulla. Abbandonai per una volta quella specie di orologio biologico per dedicarmi a un'esperienza di ben diversa portata. La scelta fu più che giusta, ricordo quell'estate molto meglio degli altri mondiali, ogni volta che ripenso a quello che ho vissuto rivivo emozioni diverse da quelle di un gol ma molto più importanti . Per esempio,  il fatto di addormentarmi ubriaca sulle rive del Volga mi sembra un'esperienza degna di memoria, mentre i gol della semifinale li lascio nella memoria dei russi che si stavano guardando la partita nella dacha lì di fianco.
Ed eccomi al mondiale 2014, contenta che le partite siano la sera così posso godermi le piu importanti comodamente dal divano della casa in cui convivo con il mio futuro marito. Di sicuro non mi sarei mai aspettata di tifare Francia (quando non gioca contro l'Italia, sia ben chiaro), ma per amore posso passare sopra agli screzi dei mondiali precedenti. È incredibile come ogni mondiale rappresenti una tappa importante della mia vita. Il prossimo chissà, magari me lo godrò da mamma. Ma ne riparleremo tra 4 anni. Intanto, forza Italia!*

*NB: l'articolo é stato scritto qualche giorno prima di essere pubblicato :)

sabato 8 febbraio 2014

Buy your own freedom - Comprati la tua libertà

(English version below)

2006, febbraio: lavoravo part time in un bar locale, e nel frattempo preparavo la tesi, che dovevo presentare a fine febbraio. Siccome l'Italia è un paese schiavista, la settimana prima della tesi mi hanno dato una settimana di ferie. Intera. Non mi serviva a un tubo, poichè la tesi era già pronta e consegnata, e la presentazione la sapevo a memoria. Ma pazienza, il bar doveva darmi ferie e non potevi rifiutarmi per prendermele quando servivano a me. Per fortuna era il periodo delle olimpiadi di Torino. Non avevo nè soldi nè biglietti, perciò non saltai su un treno per andarle a vedere. Siccome era il 2006, mi bastò accendere la TV, Rai2, canale nazionale, e godermele dal divano tutto il giorno mostrando il dito medio al freddo che faceva fuori, per un'intera settimana.
Chissà quante altre persone come me hanno fatto qualcosa di simile, poichè apparentemente gli ascolti di Rai2 (o di qualsiasi altro canale TV) incrementavano durante eventi sportivi di tale portata. E probabilmente non è successo solo in Italia, ma un po' ovunque nel mondo moderno. Finchè qualcuno con più potere e cinismo di me si è detto "Ah! Così tante persone si connettono a guardare sport? Facciamoci un po' di soldi sopra!!!"

2014, febbraio: sono in Irlanda da anni ormai. Ma non ho perso la passione di seguire sport che non siano calcio. Che in Irlanda si traduce in "sport che non siano rugby". Gli irlandesi purtroppo non sono come me, e si guardano il 6 Nazioni in TV nei freddi weekend invernali. Allora me ne vado su internet, quell'internet che era nato come la libertà degli utenti, dove puoi trovare le informazioni che vuoi, quando vuoi, liberamente. Anche se la connessione mica è gratis, eh?
Insomma, me ne vado su internet a cercare qualche sito che offra live streaming dei giochi olimpici di Sochi 2014.
Mission: impossible. E non avendo l'aiuto di Tom Cruise, che rende le missioni impossibili tanto possibili quanto andare a comprare il pane sotto casa, la missione resta impossibile. Non ci sono siti web che ti facciano vedere i giochi olimpici online. C'è qualcosa nello UK e negli USA, ma devi essere un utente registrato che paga la licenza TV. In Italia non guardo neppure: i giochi olimpici sono disponibili solo su Sky a pagamento. Manco Eurosport si può guardare in live streaming online. Al che mi sono posta un po' di domande.

a) Che cxxxo c'entrano le licenze TV con internet? Se un video sta su internet, dovrei al massimo pagare la "licenza internet". E siccome pago la connessione a internet, dovrei avere accesso a tutto quello che c'è nella rete.

b) TV e internet non sono, o non dovrebbero essere, la stessa cosa: in TV guardi quello che ti propinano, in internet decidi tu cosa guardare. E' così che internet si proponeva in contrasto alla TV. Invece adesso, grazie a tutti i blocchi che hanno messo, internet è diventato come la TV: puoi guardare solo quello che decidono di farti guardare.

c) Se internet è diventato la TV e la TV è diventata internet, elimina uno dei due. Tanto sono uguali. Noooo, altrimenti pagheresti solo la licenza TV o solo la connessione a internet.

d) E qui si ritorna, mio malgrado, a parlare della macchina mangiasoldi che il mondo moderno è diventato. Lo sport, negli anni '80 e '90, era uno dei pochi modi di unire insieme una nazione. Forse un po' triste a dirsi, ma era così. Siccome però sapevano che milioni di persone sarebbero state connesse durante quell'evento sportivo, da casa o dal bar o dalla piazza, te lo facevano guardare liberamente, mettendoci pubblicità ovunque. Col passare degli anni però gli organizzatori di eventi sportivi non erano ormai più contenti dei pochi miliardi che gli sponsor pagavano per apparire durante questi eventi. Si sono inventati perciò che per vedere un evento sportivo devi pagare. E non solo il biglietto di entrata allo stadio, ma anche la trasmissione in TV, che ti costa uguale, a sto punto vado allo stadio. Se l'evento però va pagato comunque, allora internet va bloccato, quella fonte di informazione libera, di decisione autonoma, va neutralizzata. Vuoi vedere quello che vuoi tu? Paga. Comprati la tua libertà.

e) Fatemi un favore. Se qualcuno ha qualche miliardo di euro nel cassetto che non sa come utilizzare, lasciate i "diritti TV" alle TV e compratevi i "diritti internet" degli eventi sportivi. Poi aprite un sito web, cose tipo sportgratis.com o mettiglielainquelpostoallatv.net, contattate un po' di sponsors e ditegli che trasmetterete l'evento sportivo gratis in internet in mondovisione. Milioni di internet-spettatori si connetteranno. Le vendite degli sponsors andranno alle stelle.

f) Se siete un internet-spettatore che guarda uno dei non ancora inventati siti che trasmettono eventi sportivi gratis infestati di pubblicità, cliccate a caso sui link che vi compaiono man mano che guardate l'evento (in un nuovo tab, così non dovete tornare ogni volta sull'evento in streaming - vi basta fare ctrl+click) per fargli credere che gli annunci funzionano. Poi fate come mio papà: a fine evento guardate tutti i tab aperti, scrivetevi la lista dei prodotti ed evitateli come la peste. Tanto non preoccupatevi, ci penseranno i telespettatori a comprarli.

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2006, February: I was working part time in a local pub, while I was writing my thesis, which I had to present at the end of February. Because Italy is a slave country, the week before the thesis presentation they gave me a week holidays. A whole week. I didn't need it at all, as the thesis was already written and given in, and I knew the presentation by heart. But whatever, the pub had to give me holidays and I couldn't refuse them to take them when I needed them. Fortunately the Turin Winter Olympics were on in that period. I had no money and no tickets, so I didn't jump on a train to go to see them. As it was 2006, I simply turned on the TV, Rai2, nationwide channel, and enjoyed them from my sofa, showing my middle finger to the cold weather outside, for a whole week.
Who knows how many other people like me did the same, as apparently the audience of Rai2 (or any other TV channel) was normally radically increasing during such sport events. And probably not only in Italy, but also a bit everywhere in the modern world. Until someone with more power and cynicism than me thought: "Oh! So many people connect to watch sports? Let's make a bit of money on it!"

2014, February: I live in Ireland since years now, but I didn't lose my passion to watch sports which are not soccer. Which in Ireland it translates as "sports which are not rugby". Irish people are unfortunately not like that, and they watch the 6 Nations during the cold winter weekends. So I go in internet, that internet that was born as the freedom of users, where you can find the information you want, when you want, for free. Even if the connection is not for free, right?
Anyway, I go in internet to look for some website offering a live streaming of the Sochi Winter Olympics 2014.
Mission: impossible. And without the help of Tom Cruise, who makes impossible missions as possible as buying milk at the shop down the road, the mission stays impossible. There are no websites showing the winter Olympics online. There is something in the US or in the UK, but you need to be a registered user paying the TV license. I don't even look for some Italian website: the winter Olympics are only available on the private TV Sky upon payment. Even Eurosport can't be watched online in live streaming. So I made myself a few questions.

a) What the hell has the TV license to do with internet? If a video is in internet, I should in case pay for an "internet license". And as I am paying for the internet connection, I should be able to access everything on the net.

b) TV and internet aren't, or at least shouldn't be, the same thing: on TV you watch what they serve up, in internet you decide what to watch. This is how internet presented itself in contrast with the TV. Now instead, thanks to all the blocks they put, internet became like the TV: you can watch only what they decide to let you watch.

c) If internet became like the TV and the TV became like internet, eliminate one of the two. They're the same anyway. Noooo, otherwise you would pay only for the TV license or only for the internet connection.

d) And here we go back, unfortunately, talking about the money machine that the modern world has become. Sport, in the 80s and 90s, was one of the few ways to unite a nation. Maybe a bit sad, but that's the way it was. As they knew that millions of people would have connected during a specific sport event, from their home or from the pub or from the squares, they were transmitting it for free, placing advertisements everywhere. Years passed by however, and the promoters of such events were not happy any longer with the few billions paid by the sponsors in order to advertise during those events. That's why they came up with the idea of paying to see a sport event. And not only the ticket for the stadium, but also the event on TV, which cost the same, at this stage just go to the stadium. If the event has therefore to be paid anyway, then internet must be blocked, that source of free information and independent choice must be neutralised. Do you want to watch what you decide to watch? Pay. Buy your own freedom.

e) Do me a favour. If someone has a few million of Euros under the mattress and doesn't know how to exploit them, leave the "TV rights" to the TV providers and buy the "Internet rights" of the sport events. Then open a website, stuff like freesport.com or stickthisintotheassoftvproviders.net, contact a few sponsors and tell them that you are going to send the sport event worldwide for free in internet. The internet audience will be huge. Sales of sponsor products will sky-rocket.

f) If you are part of the internet audience watching one of the not yet invented websites streaming free sport events haunted by ads, click randomly on the links that appear during the stream (in a new tab, so you don't have to go back to the event tab everytime - just ctrl+click the links) to make them think that the ads work. Then do like my father used to: at the end of the stream look at all the tabs you opened, write down a list of the products and avoid them like plague. Don't worry, the TV audience will buy them anyway.

domenica 14 aprile 2013

Moments, a lifetime

To explain what it is. It is never easy, and sometimes, when you think you have found it, you don't know what it is anymore. It is never simple. There are moments when you think it doesn't exists, moments when you wobble and your certainties sway, balance, always so fragile, fades away and you swim in an empty darkness that ties your stomach and makes your knees shake. Legs tremble and tears are ready to come down. It is never easy. Sometimes it is a long job, and when you finally sit down, with your back broken but your heart full of joy, it doesn't last long. Because soon you have to get up and start all over again, or from some point at least. You drag your feet sometimes, on those tired evenings, some other times instead you are light and keep your head up. But it is not so easy forever. Love is not weightless, it is not sunsets and sunny Sundays and bird songs and warm cups of piping tea. Sometimes your shoes are heavy, your head aches, your eyes are swollen and red, sometimes Sundays are sunny and you still have to lock yourself home, sometimes you would like to fly but there is a deadweight that binds your stomach to the ground. But it is beautiful, also in those moments.

By Miky
http://tuttalpiuscrivo.blogspot.ie/2013/01/momenti-una-vita.html

giovedì 19 luglio 2012

Deve essere un problema mio


Ieri le mie simpaticissime coinquiline si sono lamentate per i 5 capelli (di numero - solo che sono 60cm l'uno) che ho lasciato nella vasca la sera prima. Certo, avrei dovuto lasciare tutti i 180 che mi sono caduti invece di raccoglierli e buttarli nel cestino. Invece solo questi 5 sfortunati sono stati notati e classificati come "schifo". La polvere incragnita sulla vasca che sta li' da 10 anni circa non fa schifo, 5 capelli invece hanno impedito alla mia coinquilina filippina di entrare in vasca.
Oltre al fatto che dopo aver detto dall'inizio che ho un gatto adesso salta fuori che l'odore della lettiera  e del cibo dal corridoio sale per le scale, passa sotto la porta e la notte non la fa dormire, specialmente adesso che e' la stagione calda (?!). Nessun altro in casa sente l'odore della lettiera e del cibo neanche quando ci passano di fianco, ma lei la notte non dorme. Quindi se ne esce che la devo mettere in camera mia. Vada per il cibo, ma mettersi la lettiera del gatto in camera la notte mi sembra meno igienico di lavarsi in una vasca con cinque capelli. Ho proposto la notte in salotto. "Non va bene, perche' ogni tanto scendo a bere". Certo, meglio tenerla in camera tutta la notte piuttosto che sopportare l'odore (che non c'e') per 5 minuti.
E l'altra coinquilina invece, che dopo averle chiesto se c'erano orari visto che camera sua e' attaccata alla cucina e al bagno, se ne esce con "hai fatto rumore a tarda notte con la doccia". Ma secondo te perche' ti ho chiesto se c'erano orari?!
Poi ti vengono a dire "non fraintendere, ci piaci, sei molto meglio degli ubriaconi che avevamo prima in casa". Quindi stanno cercando in tutti i modi di farmi andare via, mi sembra logico.
Solo che stavolta non hanno un motivo per cacciarmi. Nonostante i messaggi subliminari: "Con gli ubriaconi ci e' bastato lamentarci tre volte con il landlord e in 15 giorni li ha cacciati di casa". Solo che a differenza degli ubriaconi, io non cago in vasca, non pisco fuori dal cesso e non cucino pesce rancido per dispetto. Ma tentano di fare pressione psicologica, della serie "Se vogliamo possiamo" per intimorirmi e convincermi che e' meglio fare quello che dicono se non voglio trovarmi a traslocare.
Ma chi cazzo ti credi di essere?! (scusate il francesismo) Pago l'affitto quanto loro, ma mi sento ospite a casa mia, dove le regole le fanno gli altri e non c'e' possibilita' di replica.
Per quieto vivere, cerchero' di pulire meglio la vasca da bagno dopo che mi lavo (anche se nelle case normali si pulisce una volta a settimana, ma vabbe') e cerchero' una soluzione ottimale per il gatto. Per un po'. Poi, quando trovero' un'altra sistemazione, preparero' pesce rancido tutte le sere prima di andarmene.
Anche se mi sembra strano che ogni volta che cambio casa qualcuno si lamenta di me. Devo avere uno stile di vita davvero deprecabile. Non mi resta che rivederlo per l'ennesima volta. In fondo, nella vita non si finisce mai di imparare, anche se stranamente c'e' sempre qualcuno che nasce gia' imparato.

martedì 10 luglio 2012

Idee

Sto cercando di farmene venire una, disperatamente.
Cercasi idee disperatamente.
Ma non idee in generale, voglio una di quelle idee che ti cambiano la vita, tipo quelli che hanno inventato youtube.
O come il mio CEO che ha inventato hostelworld.com
L'idea piu' realizzabile che ho avuto e' stata quella di aprire un blog con storie di viaggio. Geniale. Per far leggere a tutti quello di cui non sono capace. (NB: il blog ovviamente e' ancora solo un'idea)
La ragazza di chi so io e' supervisor/manager/whatever in un tour operator. Fa quello che avrei voluto fare io. Cosi' adesso non posso neppure far domanda per quel lavoro.
Lavoro in una compagnia che mi ha messo a rispondere alle email di persone incazzate perche' vogliono andare online il prima possibile.
Lavoro con i templates.
E anche se facessi sales, dove almeno ogni telefonata e' diversa, non mi sentirei come se facessi un lavoro superfigo.
Diciamoci la verita': non sono abbastanza intelligente da fare qualcosa di veramente figo.
Sono nata per incollare i templates di risposta nelle emails.
Ero supervisor, con scarso successo.
Non ho idee, e anche se le avessi, non ho le palle di rischiare tutto per inseguirle.
Sono una persona normale con la voglia di essere speciale e nessuna possibilita' di esserlo.
Have a nice life.

mercoledì 26 ottobre 2011

The soldier's wife

Once upon a time there was a soldier happily lilving with his wife. They loved each other and enjoyed spending their time together.
But one day war came, and the soldier was called to join the army at the front. Both he and his wife never wanted this moment to come, as their love was so strong that the departure was going to be long and painful. But life chose differently, and he was ordered to leave. They both knew that the forced separation was necessary, as the duty was calling him, although none of them knew if he was ever going to come back, he could die at the front or be kidnapped and disappear in the enemy lines. All they could do was to kiss goodbye and put themselves in the hands of destiny.

domenica 25 settembre 2011

Vita da single

Il bello di essere innamorate di un ragazzo informaticamente asociale è che ti rendi conto di quanto sia inutile passare le ore al computer. Non puoi controllare se ci sono nuovi post su facebook che ti dicano cosa stIa facendo, che ti aiutino a seguire le sue mosse, è inutile connettersi a Skype tanto lui è sempre invisibile anche quelle poche volte che ti ha chiamato, insomma, non puoi pedinarlo dal salotto di casa. Devi alzarti e piantarti sotto casa sua se vuoi sapere qualcosa. Molto piu scomodo e laborioso, quindi alla fine non lo fai, e ti piazzi di fronte allo schermo senza saper bene che fare.
Quindi bisogna trovare un modo di riempire quel vuoto informatico che è dentro di te. Ma avete notato quanto sia diventato importante, al giorno d'oggi, avere un pc? Essere sempre online? Mantenere i contatti? Io sono nata lenta (sono nata con un giorno di ritardo sulla data prevista, e questo piccolo ritardo me lo sono portato dietro per tutta la vita), per me in un mondo veloce come quello informatico non c'è spazio. Gente che invia 15 email al minuto, apre FB e trova 534 notifiche (a cui rispondono tempestivamente), tiene 120 chat aperte contemporaneamente tra skype, FB, gmail, msn (di quest'ultimo non mi ricordo neanche la password da tanto che non lo apro), io proprio non so come facciano a tenere il ritmo. Sarà che sono estremamente pigra, ma se mando due email a settimana è tutto quello che faccio, e mi rompo a chattare dopo due minuti. Certe persone veramente le invidio.
Constatato che quindi per me è inutile restare al pc per ragioni sociali (il buon vecchio cappuccino al bar – o pinta al pub qui in Irlanda – sono eventi sociali molto più allettanti) cosa mi invento io per i tristi pomeriggi piovosi (circa 345 l'anno a Dublino) nei quali non posso pedinare l'uomo che mi interessa?
Un buon modo sarebbe proprio questo, scrivere nel blog. Anche se, si sa, io scrivo sul blog solo quando voglio che qualcuno legga quello che scrivo. Nel senso, qualcuno in particolare (che un blog sia fatto per essere letto da qualcuno in generale va da se). Quindi, di nuovo, scrivere delle mie pene d'amore e spifferarle a tutti? Stavolta non posso: se mi scopre (e un giorno potrebbe... in fondo il link al blog sta sul mio FB) mi rimprovererà fin che vivo. Anche se non parla italiano (Google translate sta facendo progressi). Anche se non sa dell'esistenza del mio blog. Per il momento. Mi chiedo se lui mi stia pedinando. Informaticamente intendo. Ma non è così informaticamente esperto da farlo. Preferisce il metodo tradizionale di appostarsi sotto casa mia.
Si, lo so che nessuno dei due è normale, ma forse è per questo che ci sentiamo così vicini l'uno all'altra.
Vabbè, cerchiamo di scaricare di nuovo il Pinnacle e dedichiamoci alle foto della Russia (in fondo, bisogna riempire i buchi della vita da single in qualche modo, no?)

domenica 27 marzo 2011

Ora più, ora meno

Stasera è cambiata l’ora. A casa di Guido ho portato in avanti le lancette del mio orologio da polso (in realtà l’ha fatto Guido perché io sono impedita). Tornata a casa ho guardato l’orologio del salotto e poi il mio da polso, e mi sono confusa con la differenza di ora. Allora ho deciso di cambiare anche quello del mio salotto, nonostante fossero le 5 del mattino. Ho preso una sedia, ci sono salita sopra e l’ho tolto dal muro per poter girare le lancette. E mi sono ricordata di aver fatto la stessa cosa a ottobre per riportarle indietro di un’ora.
Un gesto che mi sembra di aver fatto ieri. Invece era 5 mesi fa. Già 5 mesi. 5 mesi che sono tornata dalla Russia. Quante cose sono successe. Sono stata mollata, illusa, indecisa, decisa, fortunata, sfortunata, speranzosa, incasinata. Tutto in 5 mesi, passati in un lampo.
Una volta qualcuno mi ha detto che dopo i vent’anni il tempo passa più in fretta. Non è proprio dopo i vent’anni. È in base a quello che uno fa della sua giornata. Tra i venti e i venticinque mi sono passati abbastanza in fretta grazie all’università. Ma con il lavoro è tutta un’altra cosa. Passano talmente in fretta che davvero a volte si ha l’impressione che non ci sia tempo di metabolizzare tutti gli avvenimenti che succedono, e si ha l’impressione che tutto scorra, forse un po’ troppo velocemente, forse un po’ troppo senza emozioni.
Forse dovremmo fermarlo, quell’orologio, invece di portarlo avanti e indietro ogni volta. Fermarlo per pensare un po’ a quello che viviamo, per fissarlo meglio nella nostra memoria, e sì, anche per sentire meglio quello che ci comunica. Per evitare che ogni avvenimento diventi parte di una routine, per evitare di dire “questo l’ho già visto, quello l’ho già vissuto”. Perché anche se ci sembra la stessa cosa, in realtà ogni evento ha le sue peculiarità, e nella fretta rischiamo di riassumere tutto insieme in grandi categorie. Invece dovremmo imparare qualcosa di nuovo da ogni situazione.

mercoledì 2 marzo 2011

Componenti russi, componenti americani... tutti fatti a Taiwan!!!

Beh, non so come ci sono riuscita, ma stasera mi sono ritrovata a guardare i trailer delle commedie romantiche uscite negli ultimi anni. Ce n’è un sacco. Credo che in certi anni escano più di venti commedie romantiche, di quelle che alla fine la trama è sempre uguale: un lui e una lei si incontrano e dopo le prime difficoltà restano insieme. Le modalità però sono sempre diverse: due che si innamorano ma lei vive a Timbuctu, lui che lascia l’amore della sua vita ma non ne troverà mai piu un altro uguale, il colpo di fulmine che va oltre la morte, l’innamorarsi lento che si ha paura ad ammettere, la paura ed il coraggio di guardare avanti sbirciando un po’ indietro, chiedersi se il vecchio detto “chi disprezza compra” sia ancora valido… quante storie, ma soprattutto quanti modi diversi di iniziarle e di viverle. Alla fine però il risultato non cambia: il finale è sempre lieto.
Se perciò siamo tutti destinati a vivere per sempre felici e contenti, in un modo o nell’altro, mi chiedo allora perché le persone critichino una storia o un’altra in base a come iniziano o come si svolgono. Chi pensa che sia amore solo se una persona ti cerca assiduamente, chi rifiuta l’idea del colpo di fulmine, chi vede la distanza come sinonimo di tradimento.
La realtà è che ogni storia ha il suo corso e non c’è un modo giusto o sbagliato di viverla, se non quello che lei stessa ci propone. Anch’io, ogni volta che vedo un trailer, mi immagino di incontrare il mio principe azzurro nella stessa situazione in cui i protagonisti si incontrano, ma poi non succede mai. Perché il mio modo di incontrare i principi azzurri è unico, come quello di tutte le altre Biancanevi o Cenerentole. Mica posso incontrare il mio principe azzurro ad un concerto reggea, io, che non ci vado mai?! Al massimo ad un concerto rock, al contrario della protagonista di un film. Ma questo non vorrà dire che sarà diverso l’effetto che questo incontro avrà nel futuro di due persone.
E una volta incontrato il principe azzurro ci si interroga sul comportamento da tenere. Ci facciamo tante seghe mentali sul “mi chiama, non mi chiama”, oppure su quanto detestiamo una persona per un difetto quando semplicemente ci trafigge l’orgoglio vederne i pregi, ma tanto prima o poi verremo comunque a sapere cosa si prova l’uno per l’altra.
Ed anche qui, non è la modalità con cui i sentimenti nascono o crescono che importa, ma i sentimenti stessi. I sentimenti non crescono su terreni aridi, ma neanche possono morire su terreni fertili. Se mancano i sentimenti, nessuna storia resterà in piedi. E se ci sono loro, nessuna storia può temere. Una storia a distanza non ha più o meno valore di chi si vede tutti i giorni, chi ne inizia una dopo una separazione non ha meno speranze di chi non è mai stato innamorato, due persone completamente diverse non sono meno felici delle anime gemelle.
Se son rose fioriranno. È l’unica regola applicabile.

martedì 15 febbraio 2011

Cosa c'è in un nome?

Vedi che cosa strana? Si possono usare un sacco di termini per una relazione: stare insieme, frequentarsi, scopare, sposarsi, fidanzarsi, avere il ragazzo, essere amanti, avere una storia..... Ma in tutti i casi, quando tutto finisce si usa una parola sola: lasciarsi. Quindi mi chiedo: alla fine, che differenza fa?!?!

lunedì 10 gennaio 2011

A caso

E' per caso se ci siamo conosciuti tempo fa? Quando e se per caso ci reincontreremo? Lasciamo fare al caso? Non so se sia il caso poiché odio il caso.

Ma che sia un caso questa frase? O che sia, come gli altri 215 che mi sono arrivati in questi ultimi giorni, il segno che stavo aspettando? Il destino a volte ci parla chiaramente, ed io alle coincidenze non ho mai creduto...

domenica 26 dicembre 2010

20b

Giovedì mattina lui è partito per l’Italia d’urgenza. I suoi genitori sono stati ricoverati in ospedale e lui deve andare a prendersi cura di loro.
“Forse è la mia occasione” ho pensato, “andare in Italia anch’io e stargli vicino, fargli capire che ho capito quali sono le cose importanti e che adesso sono disposta a tornare in anticipo per fargli sentire quanto ci tengo a lui.”
Mi sono interrogata tutto il giorno sul da farsi. Il primo volo era sabato e avrei in caso dovuto comprarlo. Giovedì sera ho incontrato Andrea in chat. Secondo lui sarei dovuta partire sabato. “Si vuole una che ci sia” mi disse. Ma secondo Bianca non mi sarebbe cambiato di nulla, era inutile andare là tre giorni prima in un periodo in cui lui comunque non aveva tempo per nessuno. Non avrebbe cambiato le cose.
Venerdì sera dovevo vedermi con Eva. Ancora non avevo preso una decisione sul da farsi, ed era ora di uscire di casa. Avevo appena sentito Bianca su Skype. “Chiedi anche a Eva cosa ne pensa quando la vedi”. Ma non serviva vederla per sapere che mi avrebbe detto di non partire.
Alzai gli occhi al cielo. “Papà… Sento che devo andare, che in cuor mio ho bisogno di andare, mi sembra un’opportunità in più che mi è stata data e non la voglio sprecare. Ma se pochi mi danno ragione, i più dicono che è inutile, forse perché riescono a vedere più in là di me. Dimmelo tu, papà, cosa fare, perché io non ne ho idea e ho paura di sbagliare di nuovo.”
Con questi pensieri uscii di casa. Ero arrivata in quel quartiere la notte prima con un taxi, ma mi sembravano soldi sprecati alle 5 del pomeriggio. Iniziai a cercare una fermata dell’autobus. Nella strada appena fuori casa ce n’era una. Mi avvicinai: niente orari, ma di lì era chiaro dal cartello che passava solo il 20b. Guardai un po’ più avanti: poco distante c’era la Malahide Road, e un sacco di autobus passavano proprio in quel momento.
Mi diressi verso la Malahide per avere qualche possibilità in più di non morire congelata aspettando un autobus che non si sapeva quando sarebbe passato.
Sulla Malahide la fermata era vicina all’incrocio. Mi infilai sotto il riparo ad aspettare. Avevo appena perso un sacco di autobus, li avevo visti passare mentre mi avvicinavo. “Speriamo ne passi uno in fretta”. E mentre lo pensavo, ecco sbucare dalla laterale dalla quale ero appena uscita il 20b. Lo guardai come se avessi visto un fantasma. Si fermò, salii, mi sedetti e iniziai a pensare.
Pensai che anche stavolta il segno era abbastanza chiaro. Non importa quante possibilità uno si dà nella vita, o quante ne perde. Se il nostro autobus è il 20b, sarà quello a passare prima o poi, e non possiamo farci niente, se non salire e vedere dove ci porta. Il 20b è l’autobus della mia vita, è l’autobus del mio presente, che non devo sprecare. Devo riprendere a vivere, senza fretta di strafare, senza l’ansia di essere in ritardo su qualcosa o di arrivare per forza. Piano piano, prendere il mio autobus e andare. Magari un giorno sul mio 20b salirà di nuovo lui, oppure un bello sconosciuto che si siederà al mio fianco e farà il viaggio con me. Non lo so ora, ma il destino lo sa cosa mi aspetta, e io aspetto il suo prossimo segno. Intanto salgo sul 20b.

domenica 12 dicembre 2010

Ridere ancora

Dopo un film di Pieraccioni non si impara molto, ma spesso le morali semplici sono le più efficaci... Tipo: "Quando uno con una persona ci sta bene, rilassato, ma soprattutto gli scappa sempre, ma sempre, da ridere, vuol dire che è innamorato!"
Sì, potrebbe giocare a mio discapito... ma adesso ci metto del mio: l'atteggiamento positivo fa accadere cose positive. In fondo, noi cerchiamo solo la felicità. E poi ridere fa bene, e mi piace quando qualcuno è contento di vedere il mio sorriso. E' forse l'unica cosa bella che la vita mi ha dato. Ed io mi diverto a darlo a mia volta agli altri. Iniziamo ad essere contenti con noi stessi. Il mondo si adeguerà.

giovedì 2 dicembre 2010

Snow

I can’t believe it’s the third time I miss the snow in Dublin. It seems that the weather can peep into my agenda and organizes snow storms right when I’m not there. Every snow storm starts when I leave and stops just before I go back. It’s such a pity, because I love snow. When it snows you always must look at the world in a different way. I don’t really like it when a low deck is laying down on the floor. Ten cars pass and it turns into mug, soils your clothes and prevents snowball battles. I prefer when a good half meter blocks every technology mankind has invented. No cars on the roads, no flights at the airport, even biking is impossible. Of course we have snowmobiles and skis which wait just that White Christmas feeling to go out and play, but at the beginning, when you wake up in the morning and nothing has been done yet on the streets, you feel like you are at the moment of the creation of the world. Everything is still, everything is waiting to live in a new way as in the old one is not possible anymore. You go out of your house like you are facing an unknown adventure.
But my favourite snowy moment is definitely when the snow is falling down. Its laying softly on every object makes a sound so close to silence that every other sound is overwhelmed by it. Every time I watch from the window the snow falling down my mind is wrapped between the flakes and twirls in the wind over the floor so it doesn’t make noise. Those flakes between me and the usual landscape makes me feel I’m in such a different place far away and the loud silence makes the world even further. In that moment, anywhere I am, I find the place I’m restlessly looking for every moment of my life. When the snow is falling my soul is finally at peace.

Ma il mio momento nevoso preferito è decisamente quando la neve cade. Il suo appoggiarsi dolcemente su ogni oggetto fa un rumore così simile al silenzio che ogni altro suono ne è sopraffatto. Ogni volta che dalla finestra osservo la neve cadere la mia mente si avviluppa tra i fiocchi e volteggia nel vento senza toccare terra per non fare rumore. Quei fiocchi tra me e il solito paesaggio mi fanno sentire come se fossi in un posto così diverso e lontano e il silenzio rombante rende il mondo ancora più lontano. In quel momento, ovunque io sia, trovo il posto che cerco freneticamente in ogni momento della mia esistenza. Quando la neve cade la mia anima è finalmente in pace.

martedì 30 novembre 2010

Pro morte

Ho imparato che qualcuno si definisce “pro-vita” come se altri potessero definirsi “pro morte”. (Fabio Fazio)
Non capisco questa morbosità dei cattolici di accanirsi sui defunti. Perché ogni anno, alla ricorrenza della morte di qualcuno, si celebra una messa in suo onore? Perché proprio nell’anniversario della morte? Non si potrebbe farlo al suo compleanno? È sicuramente un evento più lieto da ricordare… come se una persona che ci manca avesse bisogno di una messa per essere ricordata. Le persone che ci vengono a mancare sono sempre nei nostri pensieri, ogni giorno. Ne parliamo, le pensiamo, abbiamo un sacco di bei ricordi legati a loro. A che serve intristirci ricordandoci il giorno della loro morte? Di sicuro quel giorno non è stato uno dei migliori della nostra vita, non ce lo dimenticheremmo di sicuro, con o senza messa. Non è meglio lasciar spazio ai bei ricordi?

... e non è già abbastanza ironico che il 50mo post del mio blog sia anche l'età che aveva quando se ne è andato?

lunedì 22 novembre 2010

Weekend

Non mi son fatta sentire per un po. Scusate. Ma era wkend.
E' la prima volta che sono a casa per così tanto tempo. E sinceramente conosco ormai così poche persone da queste parti che avevo paura di non trovare nulla da fare in questo tempo.
Ma forse sono cresciuta. Forse la magia di facebook. Ma non pensavo che avrei trovato da fare durante il wkend, durante la settimana, di incontrare vecchi amici con i quali non sono piu in contatto veramente da anni. Dal 2001. Quasi 10 anni. Ma si cresce, si diventa adulti, e perchè non vedersi per una birra, per una pizza? Non pensavo che sarei arrivata al punto di dire "ho un impegno con una persona ma se vuoi ci troviamo tutti insieme". Io. Io, che non riesco ad organizzare niente, non trovo mai il momento giusto per fare le cose. Ho fatto questo, ho unito due gruppi. Piccoli, lo ammetto. Ma non ci ero mai riuscita.
In fondo, tornare qui in Italia non sarebbe così male come pensavo. Ci sono un sacco di persone che potrei chiamare, con cui potrei passare del tempo, con cui ricominciare un'amicizia che si era interrotta. Perchè no? Ho meno paura adesso...

sabato 13 novembre 2010

Dagli appunti di ieri

Ieri era la prima notte che passavo da sola. Senza Guido che mi sveglia per la colazione, senza Cecilia e Gabriele che vanno al lavoro presto, senza mia mamma che dorme nella stanza accanto.
E finalmente ho pianto. Finalmente tutto il dolore è uscito. Finalmente si è espresso come doveva, facendomi contorcere nel letto, facendomi vagare per la casa, facendomi abbracciare il mio gatto di peluche, facendomi urlare in silenzio.
Di nuovo. Quanto tempo era? Dopo il mio ex, prima di lui. Single. Sola. Pianti. Lo diceva sempre mia mamma: non sono fatta per stare da sola. Sono sempre stata “fissata”, secondo lei, con questa storia dei ragazzi. Io ero una di quelle ragazzine che voleva un fidanzatino. È un po’ vero. Ho sempre pensato al principe azzurro. Leggevo fiabe, vedevo film, dove l’amore la faceva sempre da padrone. E sono cresciuta con quest’idea, che un giorno, in una situazione estremamente romantica, avrei incontrato il mio principe azzurro con cui passare il resto della mia vita…..
E mi è successo di incontrarlo. Più di una volta. Ma a quanto pare non è mai stato per la vita. Solo che in ogni caso ho sempre pianto, sono sempre stata male. Perché se incontro una persona mi impegno perché sia per la vita. Mi faccio travolgere perché sia per la vita. Perché non devono esserci segreti tra me e l’uomo della mia vita, e cerco di aprirgli i meantri più remoti della mia anima. Per questo se poi finisce rimango malissimo. I sogni che avevo fatto sembrano quelle scene da tv, quando filmano i palazzi minati alla base, che crollano a picco in una nuvola di mattoni svolazzanti.
E piango. Piango perché tutto quello che voglio, un amore per la vita, non è più con me. Piango perché quella persona che mi conosce meglio di me stessa non è più con me. Piango perché se l’amore non c’è io non sono completa. Mi manca qualcosa. Mi manca una parte di me stessa. Sarebbe come chiedere a una mela tagliata a metà di essere felice. Non può. La mela acquista armonia nella sua rotondità. Io acquisto armonia se metà di un intero.

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Zio: Questa testa dura qua quando si mette in testa qualcosa la ottiene. Magari la riva con la lingua fuori, a tucuti, ma la riva. No la ciapa la decision, ma quando che la decide la va fin in fondo.
Mamma: Scantina, è! Come che diseva Michelangelo: “Sta chi la xe Scantina!” (toctoctoc, battendo le nocche sul tavolo)
Eh, si. In tutto. Anche nei rapporti sentimentali. Ma mi sto ripetendo ormai, il concetto lo abbiamo capito…

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Corriere: Ciao, c'è tua mamma?
Sottoscritta: No, ma è roba mia...
C: Ma sei maggiorenne?
S: Ho 28 anni, bastano?
C: Ah, scusa! Li porti benissimo...
(sarà la tuta da ginnastica...)

Me: Can I have a packet of Marlborough please?
Cashier: Yes, but what is your age please?
M: ... 28?
C: Awe, ok! Which type you said?

Segnali chiari: porter anche bene I miei anni, ma se tutti mi scambiano per una sedicenne come faccio a conquistare un trentenne? Come faccio anche solo ad essere avvicinata da un trentenne in un pub? Uno che non sia un pedofilo? Non ho speranze…

venerdì 12 novembre 2010

Il PC nuovo

Ieri non ho scritto nel blog. Sorry. Ho avuto un attacco di panico con il nuovo PC. Era così… impersonale! Già mi sento fragile in questo momento, e dopo 6 anni che uso questo PC, con tutte le mie sicurezze, vederne uno senza files, programmi, icone inutili, dove le funzioni sono nascoste… mi ha spaventato…
Per fortuna sono riuscita a rimettere la stessa foto di sfondo… almeno accenderlo mi conforta un po’ adesso… un bel ranocchietto verde su sfondo rosso è molto meglio dello sfondo azzurro ghiaccio di Windows!
Non capisco cosa ci trovi la gente d'oggi nei colori freddi. Le case bianche, essenziali, i colori azzurri dei nuovi programmi Windows... i colori si adeguano ai rapporti umani, sempre più freddi, sempre più virtuali. Un pc è un oggetto utile come un altro, non è più personale, come dice il nome. Il mio PC è inseparabile da me: ogni tanto da problemi, non funziona, fa bestemmiare, gli si cambiano i pezzi, migliora, invecchia.... quella crepa di fianco alla tastiera mi fa sempre ricordare quante volte deve essere caduto, mi ricorda di tenerci un occhio perchè potrebbe smontarsi... il mio PC non è un oggetto, è un mio amico, che ha vissuto con me ed ha i suoi ricordi e le sue memorie, ha una storia da raccontare.
Comprarne uno nuovo è un po’ come... tradirlo, lasciarlo per un altro.
Ecco cosa succede al giorno d'oggi: avanti il prossimo, al primo segno di cedimento. Perchè andiamo sempre avanti? Perchè ogni tanto non ci fermiamo a guardare indietro? A guardare cosa lasciamo?

Caro Babbo Natale

Ti scrivo già oggi perchè sono sicura che quest'anno ti servirà un po' di tempo per preparare il mio regalo.
Lo so che non mi sforzerò di scrivere la richiesta di mio pugno, ma quest'anno sono triste, e quando sono triste entra in gioco la musica. Parlo con le canzoni. Canzoni che scrivono altre persone, è vero, ma che riescono ad esprimere quello che sento chiuso dentro di me.
E so anche che non sono stata buona. Sono stata egoista, e non ho avuto il coraggio di portare fino in fondo le mie azioni. O meglio, le azioni quelle giuste. Ho abbandonato una persona che aveva bisogno di me, ho sbraitato perchè una malattia ha interrotto un mio progetto. Ho dimenticato le persone. Ho pensato a me stessa tutto il tempo, a cosa era meglio per me. Ho fatto dei buoni propositi per rimediare a tutto questo, ma in questi giorni sto già sgarrando.
L'anno scorso mi sentivo sola e ti avevo chiesto un po' d'amore. Non avevo richieste particolari, potevi decidere tu. E devo ringraziarti, perchè l'amore è arrivato e hai scelto pure bene! Forse ero stata più buona l'anno scorso...
Quest'anno però ho proprio sgarrato, perchè sei venuto a riprenderti quel regalo. Sono sicura che hai pensato che non lo volevo più, ma ti sei sbagliato, nonostante i dubbi che posso aver avuto, nonostante sembrasse che lo avessi ormai messo da parte era un bel regalo, mi era davvero piaciuto, e mi ci ero affezionata. E in fin dei conti un regalo è un regalo, non si dovrebbe tornare a riprenderlo: è quantomeno scortese! Perciò la richiesta è un po' più specifica stavolta...
Che dici, un regalino me lo merito anche quest'anno a Natale?


All I want for Christmas is you - Mariah Carey

I don't want a lot for Christmas
There's just one thing I need
I don't care about the presents
Underneath the Christmas tree
I just want you for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is...
You

I don't want a lot for Christmas
There's just one thing I need
I don't care about the presents
Underneath the Christmas tree
I don't need to hang my stocking
There upon the fireplace
Santa Claus won't make me happy
With a toy on Christmas day
I just want you for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you
You baby

I won't ask for much this Christmas
I don't even wish for snow
I'm just gonna keep on waiting
Underneath the mistletoe
I won't make a list and send it
To the North Pole for Saint Nick
I won't even stay awake to
Hear those magic reindeers click
'Cause I just want you here tonight
Holding on to me so tight
What more can I do
Baby all I want for Christmas is you
Ooh baby

All the lights are shining
So brightly everywhere
And the sound of children's
Laughter fills the air
And everyone is singing
I hear those sleigh bells ringing
Santa won't you bring me the one I really need
Won't you please bring my baby to me...

Oh I don't want a lot for Christmas
This is all I'm asking for
I just want to see my baby
Standing right outside my door
Oh I just want you for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
Baby all I want for Christmas is...
You

All I want for Christmas is you... baby!
http://www.youtube.com/watch?v=pA8UHeoYHQM

mercoledì 10 novembre 2010

Shall we dance?

Lei - Tutte queste promesse che facciamo e rompiamo. Qual è secondo lei la ragione per cui ci si sposa?
Lui - La passione.
Lei - No! Perchè ci serve un testimone della nostra vita. Ci sono miliardi di persone sul pianeta: insomma, quanto può valere ogni singola vita? Ma in un matrimonio la promessa è di prendersi cura di tutto... sia delle cose buone che di quelle terribili o frivole. Di tutto, sempre, ogni giorno! Chi promette dice: "La tua vita non scorrerà inosservata perchè io l'avrò osservata. La tua vita non sarà priva di testimoni perchè io sarò il tuo testimone".

Parafrasando: la tua vita non sarà una vita come tante, perchè sarà importante per me.